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<title>Il Verde Mondo di Gaia</title>
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<pubDate>Fri, 08 Aug 2008 16:23:16 +0200</pubDate>
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 <title>Il Verde Mondo di Gaia</title>
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<title>Il Dolore</title>
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<description><![CDATA[
<p align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif"><font size="5" color="#993300">Cosa è il dolore??</font></font>
</p>
<p align="justify">
  <img style="width: 203px; height: 309px;" alt="" src="upload/images/FR21%20-%2031kb.jpg" vspace="5" align="baseline" border="0" hspace="5" /><font size="1">Per lafoto&nbsp;si ringrazia&nbsp;Bortolotti Enzo</font>
</p>
<p align="left"><font size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif"><font color="#ff0000"><em>Secondo la definizione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità</em></font> “Il dolore è un’esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole associata a danno tissutale, in atto o potenziale, o descritta in termini di danno.” Si tratterebbe quindi di un fenomeno sia sensoriale che “emozionale”, sia fisiologico che psicologico, legato quindi alla percezione della sensazione sgradevole, correlata all'evento organico.</font>
</p>
<div align="left">
</div>
<p align="left"><font size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif"><font color="#ff0000">Secondo il Clinical Journal of Pain:</font> Il dolore è fisiologico, un sintomo vitale/esistenziale, un sistema di difesa, quando rappresenta un segnale d’allarme per una lesione tissutale, essenziale per evitare un danno. Diventa patologico quando si automantiene, perdendo il significato iniziale e diventando a sua volta una malattia (Mannion &amp; Woolf, The Clinical Journal of Pain, 2000).</font>
</p>
<div align="left">
</div> <font size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif"><font style="background-color: rgb(255, 255, 255);">Sembrerebbe quindi di capire che è un fenomeno essenziale come campanello di allarme di uno stato fisiologico, ma che può diventare esso stesso “malattia” nel momento in cui va oltre l'avvisaglia e diventa IL problema. Questo rende necessario affrontare il dolore come qualcosa da affrontare e sconfiggere. Perchè se è vero che percepire un dolore ci fa capire che qualcosa non va, individuato il motivo del dolore non c'è motivo perchè la sofferenza debba essere mantenuta, soprattutto nel momento in cui il persistere del dolore può diventare esso stesso invalidante</font>, quanto e più della sua stessa causa.</font>
<div align="left">
</div>
<p align="left"><font size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">*************&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; *************&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;
  <br /></font>
</p>
<p style="background-color: rgb(255, 255, 255);" align="left"><font size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif"><font color="#cc0000">Prendiamo ad esempio la dismenorrea</font>, le cosiddette “<a style="" class="" name="" id="" title="mestruazioni dolorose" target="_blank" href="http://www.ilverdemondodigaia.net/index.php?module=subjects&amp;func=viewpage&amp;pageid=121">mestruazioni dolorose</a>”. A meno che il dolore non sia provocato da patologie organiche, magari anche serie, può trattarsi di una semplice <a style="" class="" name="" id="" title="risposta infiammatoria" target="_blank" href="http://www.ilverdemondodigaia.net/index.php?module=subjects&amp;func=viewpage&amp;pageid=126">risposta infiammatoria</a> al fisiologico sfaldamento dell'endometrio: un eccessivo rilascio di prostaglandine (gli ormoni delle reazioni infiammatorie appunto) nell'utero, in cui provocano contrazioni che vengono percepite come dolore spastico o colico, che vanno dalla zona pubica ai fianchi e alla schiena. Assodato che la causa del dolore è fisiologica e non legata a patologia, perchè mantenere il dolore, che spesso rende difficile rapportarsi con gli altri o svolgere serenamente il proprio lavoro? Perchè non porvi rimedio?</font>
</p>
<hr size="2" width="100%" />
<div align="left">
</div>
<p align="left"><font style="background-color: rgb(255, 255, 255);" size="2" color="#0033ff" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">Scopo di questo lavoro è quindi di capire come si sviluppa il dolore, per poi individuarne i diversi tipi e suggerire delle possibili vie per combatterlo, che non comportino necessariamente l'assunzione di farmaci.</font>
</p>
<hr size="2" width="100%" />
<div align="left">
</div>
<div align="center"><font size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif"><font color="#ff0000">
  <img src="upload/images/FR34-10kb.jpg" width="91" height="93" /> </font></font>
  <br />
</div>
<p align="right">
</p>
<div align="left"><font size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif"><font color="#ff0000">Fisiologia del dolore. </font>Nella cute, nel sottocutaneo e nei visceri sono presenti delle terminazioni nervose libere che recepiscono stimoli sensoriali di varia natura, meccanica, chimica o termica che possono avere capacità lesiva per il tessuto: questi stimoli, che vengono definiti “algogeni”, agiscono in maniera diversa a seconda del tessuto. La cute per esempio è sensibile agli stimoli termici, ai tagli, alle punture e agli schiacciamenti: stimoli cui non sono sensibili ad esempio i visceri, che risultano invece sensibili agli spasmi, alle flogosi o all'ischemia. <font color="#ff0000">La reazione ai diversi stimoli, è legata al rilascio di alcune sostanze, come il potassio, l'istamina, la serotonina, le prostaglandine e le bradichinine</font>, che mediano la risposta allo stimolo che viene elaborato a livello cerebrale, dopo avere attraversato il midollo spinale.
  <br />
  <br />La risalita degli stimoli dolorosi al cervello può seguire due vie: una <font color="#0033ff">spinotalamica</font> diretta che porta il segnale dal midollo all'area sensitiva della corteccia e che determina la natura, la localizzazione e l'intensità del dolore, ed una via <font color="#0033ff">spino-reticolo-talamica</font>, cui è legato il “ricordo” del dolore, determinando la reazione emotiva a questo. In relazione alla localizzazione del dolore, possiamo distinguere un <font color="#cc0000">dolore “somatico”, “viscerale” o “riferito”</font>.
  <br /></font>
  <hr size="2" width="100%" align="baseline" /><font size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">
  <br /></font>
</div>
<p align="left">
</p>
<div align="left">
</div>
<p align="left"><font size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif"><i><b><font color="#ff0000">Il dolore somatico</font></b> </i>in genere è localizzato e fa riferimento all'area direttamente interessata: cute, articolazioni, muscoli. Insorge per stimoli dolorifici applicati alle aree stesse di interesse.</font>
</p>
<div align="left">
</div>
<p align="left"><font size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif"><i><b><font color="#cc0000">Il dolore viscerale</font></b></i> non è ben localizzato. Insorge negli organi interni toracici e addominali e spesso è associato a reazioni vegetative</font>
</p>
<div align="left">
</div>
<p align="left"><font size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif"><i><b><font color="#cc0000">Il dolore riferito</font></b></i>, può avere insorgenza in un viscere, ma essere riferito a strutture somatiche, anche piuttosto distanti dalla zona di dolore: ne è esempio il cosiddetto “dolore somatico profondo” quale può essere il dolore articolare. Può accadere che un dolore viscerale si avverta localmente ma anche a distanza, come fosse “irradiato” dalla sede di origine. Esempio tipico di dolore riferito è quello al braccio sinistro per il dolore cardiaco. Queste reazioni possono però non essere consuete: nel dolore coronarico, la manifestazione puà essere riferita al braccio destro, alla mandibola al dorso o all'epigastrio. Il riferimento è collegato all'origine embrionale del viscere, sembra perchè le fibre nervose somatiche e viscerali convergono sugli stessi neuroni del midollo: di conseguenza quando viene stimolato un neurone viscerale, il messaggio viene trasferito dal midollo al sistema nervoso centrale nella regione somatica embriologicamente corrispondente Nel dolore riferito è importante anche il “ricordo”: l'avere già subito un trauma , che sia un infarto, un intervento, una frattura o altro può predisporre la proiezione dell'esperienza dolorosa in un'area già interessata in passato.</font>
</p><font size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif"><a href="http://images.google.it/imgres?imgurl=http://fc.units.it/ppb/NeuroBiol/Dolore-spin.jpg&amp;imgrefurl=http://fc.units.it/ppb/NeuroBiol/Pain.html&amp;h=318&amp;w=283&amp;sz=43&amp;hl=it&amp;start=104&amp;sig2=TDK19vcjhINg0Cznn9aQhg&amp;tbnid=2gJGv7Ikb5RADM:&amp;tbnh=118&amp;tbnw=105&amp;ei=JoWgSMnJJ5rY7AW668yqBQ&amp;prev=/images%3Fq%3DLa%2Btrasmissione%2Bdello%2Bstimolo%2Bdoloroso%26start%3D100%26gbv%3D2%26ndsp%3D20%26hl%3Dit%26sa%3DN">
<img src="upload/images/FR36-7kb.jpg" /></a></font>
<p align="left"><font size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif"><b><font color="#ff0000">La trasmissione dello stimolo doloroso</font></b> è influenzata da due particolari fenomeni. Il primo è la “sensibilizzazione”, il fenomeno alla base della cosiddetta “iperalgesia”, che è l'esagerata percezione dello stimolo: quando il dolore si protrae a lungo nel tempo lo stimolo viene trasmesso più facilemente, tanto che il dolore insorge rapidamente e particolarmente intenso. Il secondo fenomeno è il cosiddetto “gate control”: stimoli sensitivi&nbsp; non dolorifici possono “distrarre” dal dolore, nel senso che “chiudono il cancello” attraverso cui viene trasmesso lo stimolo algogeno impedendone la percezione. Maggiore è il numero di stimoli non dolorosi, minore è la probabilità che questi vengano trasmessi al cervello, venendo a ridurre di fatto la sensazione dolorosa. Questa teoria è alla base di tecniche algesiche non farmacologiche, quali l'agopuntura.</font>
</p>
<div align="left">
</div>
<div align="left"><font size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">Quando arriva al cervello per essere elaborato e trasformato in sensazione, lo stimolo non ha la stessa intensità che aveva in partenza, in quanto nel suo percorso viene modulato da alcuni mediatori chimici che riducono la trasmissione elettrica degli stimoli nocicettivi.&nbsp; <font color="#0000ff">Si tratta della serotonina, la noradrenalina e gli oppioidi endogeni, veri e propri analgesici naturali che il nostro stesso organismo produce. Dalla conoscenza di questi meccanismi, nascono le strategie per la lotta al dolore.</font></font>
</div>
<p align="justify">
</p>
<p>( <a class="" id="" title="Boswellia" href="modules.php?op=modload&amp;name=News&amp;file=article&amp;sid=43&amp;mode=thread&amp;order=0&amp;thold=0" target="_blank">Boswellia</a>,&nbsp;&nbsp; <a class="" id="" title="Ribes nigrum" href="modules.php?op=modload&amp;name=News&amp;file=article&amp;sid=4" target="_blank">Ribes nigrum</a>,&nbsp;&nbsp; magnesio)
</p>
<p align="right">Dott.ssa Maria Genovese
</p>]]></description>
<pubDate>Fri, 08 Aug 2008 16:23:16 +0200</pubDate>
</item>
<item>
<title>Sole, mare e... capelli!</title>
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<description><![CDATA[
<p align="justify"><font size="5" face="georgia,times new roman,times,serif"><em></em></font>&nbsp;
</p>
<p align="justify"><font size="6" face="georgia,times new roman,times,serif"><em><a style="" class="" name="" id="" title="Sole," target="_blank" href="http://www.ilverdemondodigaia.net/index.php?module=subjects&amp;func=viewpage&amp;pageid=132">Sole,</a> mare e... capelli!</em></font>
  <img style="width: 541px; height: 281px;" alt="" src="upload/images/FR11-17kb.jpg" vspace="5" width="601" align="baseline" border="0" height="281" hspace="5" />
</p>
<p align="justify"><font size="1" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif"><font color="#cc0000">Il caldo è esploso,</font> la voglia di vacanza incalza.
  <br />Desiderio di sole e di vita all'aria aperta... ma un po' di cautela: oltre ai colpi di calore e alla protezione della pelle, anche i nostri capelli possono risentire di questo breve momento di euforica anarchia.
  <br />I principali nemici dei capelli? Sole, vento, acqua salata o clorata e sabbia: se non vogliamo rischiare una perdita eccessiva di capelli in autunno, meglio prevenire oggi. <font color="#ff3300">Coccolare e curare i capelli non richiede poi tanto tempo...</font> solo un po' di buona volontà.
  <br />Come la pelle, anche i capelli hanno bisogno di essere preparati <i><a style="" class="" name="" id="" title="prima dellesposizione al sole" target="_blank" href="http://www.ilverdemondodigaia.net/index.php?module=subjects&amp;func=listpages&amp;subid=16">prima dell'esposizione al sole</a></i>, e di essere protetti durante, se non vogliamo ritrovarli sfibrati, pieni di nodi e poco luminosi.
  <br /></font>
</p>
<p align="justify"><font size="1" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif"><font style="background-color: rgb(255, 255, 255);" color="#ff0000">Curiamo innanzitutto l'alimentazione:</font><span style="background-color: rgb(255, 255, 255);"> frutta e verdura faranno bene anche ai capelli oltre che alla pelle. Meloni e ciliegie, allora, perchè ricchi di vitamine antiossidanti, ed anche pomodori, melanzane e peperoni. </span>
  <br style="background-color: rgb(255, 255, 255);" /><span style="background-color: rgb(255, 255, 255);">Per godersi </span><a style="background-color: rgb(255, 255, 255);" class="" name="" id="" title="il sole" target="_blank" href="http://www.ilverdemondodigaia.net/index.php?module=subjects&amp;func=listpages&amp;subid=16">il sole</a><span style="background-color: rgb(255, 255, 255);"> senza rischiare di rovinare i capelli sarebbe buona abitudine indossare un cappello, che li protegge dalle radiazioni, proteggendo anche noi dai colpi di sole e di calore. Ma oltre il cappello, contro la salsedine o il cloro, nel beauty case non dovrebbero mancare filtri e idratanti, anche questi preferibilmente di origine vegetale:</span><i style="background-color: rgb(255, 255, 255);"><a style="" class="" name="" id="" title="burro di karitè, olio di Jojoba, olio di Avocado, olio di Macadamia" target="_blank" href="http://www.ilverdemondodigaia.net/index.php?module=subjects&amp;func=viewpage&amp;pageid=439">burro di karitè, olio di Jojoba, olio di Avocado, olio di Macadamia</a></i><span style="background-color: rgb(255, 255, 255);"> sono una ottima protezione per il capello, che alla fine della giornata risulta lucido ed idratato. Nel caso di capelli colorati, trattati, o che tendono a fare doppie punte, una buona protezione è data </span><a style="background-color: rgb(255, 255, 255);" class="" name="" id="" title="dall'olio di germe di grano o dall'olio di mandorle dolci." target="_blank" href="http://www.ilverdemondodigaia.net/index.php?module=subjects&amp;func=viewpage&amp;pageid=357%20"><i>dall'olio di germe di grano o dall'olio di mandorle dolci</i>.</a>
  <br /></font>
</p>
<p align="justify"><font size="1" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif"><font color="#ff0000">E una volta tornati dalla spiaggia</font>? <font color="#ff3300">La cura continua. </font>
  <br />Fondamentale lavare via tracce di sale o cloro, sabbia e sudore con un lavaggio accurato: ovviamente, essendo molto frequenti i lavaggi è necessario usare <a href="http://www.ilverdemondodigaia.net/index.php?module=subjects&amp;func=viewpage&amp;pageid=111"><i>shampoo adeguati</i>,</a> delicati e preferibilmente diluiti, e risciacquare con molta cura. Può essere utile nel risciacquo utilizzare de tonici naturali come l'aceto di mele o il succo di limone diluiti in acqua: questa attenzione consente di ripristinare la naturale acidità del cuoio capelluto.
  <br /></font>
</p>
<p align="justify"><font size="1" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">Per evitare, dati i numerosi lavaggi, che il capello perda il suo naturale film lipidico, non può mancare l'uso di un <a style="" class="" name="" id="" title="buon balsamo" target="_blank" href="http://www.ilverdemondodigaia.net/index.php?module=subjects&amp;func=viewpage&amp;pageid=428">buon balsamo</a>da lasciare in posa qualche minuto. Per districare più facilmente i nodi senza rischiare di spezzare i capelli si può applicare il balsamo in piccole dosi anche prima del lavaggio. Semi di lino e germi di grano sono ottime basi per un buon prodotto, in quanto entrambi nutrono, ammorbidiscono e idratano il capello.
  <br />Dopo il lavaggio, attenti all'asciugatura. Lasciarli asciugare all'aria è gradevole, ma attenzione a rimuovere tamponando quanta più acqua possibile... l'acqua, paradossalmente, disidrata il capello!
  <br />Meglio ricorrere al phon, avendo cura di tenerlo almeno a 20 cm di distanza dal cuoio capelluto.
  <br />Piccoli accorgimenti che vi consentiranno di arrivare all'autunno con capelli sani e forti... a prova di caduta!</font>
</p><font size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">
<p align="right"><font size="1">Dott.ssa Maria Genovese </font>
</p>
<p align="right"><font size="1"><a href="index.php?module=subjects&amp;func=viewpage&amp;pageid=131"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">Prodotti consigliati:</font></a></font>
</p>
<p align="right">&nbsp;
</p>
<p align="left"> <a href="http://www.ilverdemondodigaia.net/index.php?module=subjects&amp;func=viewpage&amp;pageid=439">
  <img alt="" src="upload/images/LG%2001%20-%2020kb.jpg" vspace="5" width="195" align="baseline" border="0" height="55" hspace="5" /></a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <a href="http://www.ilverdemondodigaia.net/index.php?module=subjects&amp;func=viewpage&amp;pageid=357%20">
  <img alt="" src="upload/images/LG%2003%20-%207kb.jpg" vspace="5" width="276" align="baseline" border="0" height="66" hspace="5" /></a> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;
</p>
<p align="left">&nbsp;
</p>
<p align="left">
</p>
<hr />
<br />
<p>
</p></font>]]></description>
<pubDate>Mon, 07 Jul 2008 11:48:39 +0200</pubDate>
</item>
<item>
<title>E' arrivato il caldo</title>
<link>http://www.ilverdemondodigaia.net/modules.php?op=modload&amp;name=News&amp;file=article&amp;sid=51</link>
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<description><![CDATA[
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;
</p>
<p>&nbsp;<font size="4" color="#cc0000" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">Finalmente è arrivata l'estate</font>
</p>
<p><font size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif"><a href="http://www.felicepignataro.org/">
  <img alt="" src="http://www.ilverdemondodigaia.net/upload/images/FR30%20-%2016kb.jpg" vspace="5" align="baseline" border="0" hspace="5" /></a></font>
</p>
<p><font size="1" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">Felice Pignataro</font>
</p>
<p><font size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">In maniera anche piuttosto prepotente, a giudicare dalle temperature, ma questo ormai è normale: arriva quando vuole, ci lascia quando crede, e in entrambi i casi ci trova sempre piuttosto impreparati. Soprattutto quando arriva, ed il caldo ci investe d'improvviso, facendo crescere la voglia di spazi aperti.</font>
</p>
<p align="justify"><font size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">In effetti l'estate è fatta per vivere all'aria aperta: non è solo un'esigenza legata al caldo, ma proprio un piacere per lo spirito. Purtroppo però qualsiasi attività fisica, sia essa una voglia improvvisa di sport o esigenza di lavoro, o giochi al parco con i bambini, comporta dei rischi legati proprio al caldo e all'esposizione al sole. Sovrappeso, scarsa forma fisica, disturbi di respirazione e la difficoltà ad acclimatarsi favoriscono l'insorgere di malori di vario grado, a partire dal semplice crampo fino al vero e proprio colpo di calore che si verifica quando la temperatura corporea aumenta e i meccanismi di regolazione del corpo non riescono ad intervenire.</font>
</p>
<p align="justify"><font size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif"><font color="#0000cc">La termoregolazione</font> è quella serie di meccanismi che consente di mantenere la temperatura corporea su valori normali, nonostante il variare delle temperature esterne: alte temperature ambienti e attività fisica, con la conseguente produzione di energia, porterebbero ad un innalzamento della temperatura corporea, se non intervenisse la circolazione a portare alla superficie tale temperatura perchè venga ceduta all'esterno. Inoltre la sudorazione, svolge un ruolo fondamentale nel mantenere la temperatura corporea, attraverso l'evaporazione del sudore, che abbassa di fatto il calore.</font>
</p>
<p align="justify"><font size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif"> <a href="http://www.sportmedicina.com/faticamuscolare_cause.htm">
  <img src="upload/images/FR38-19kb.jpg" width="81" height="218" /></a><u><font color="#cc0000">Bisogna però fare attenzione ad una eccessiva sudorazione</font></u>. In genere durante l'esercizio fisico, il sudore può comportare una perdita di liquidi pari anche al 5 –&nbsp;10% del peso corporeo: un uomo di 70 Kg può arrivare a perdere fino a 7 litri di acqua: ma se l'evaporazione del sudore può assicurare un gradevole senso di frescura sulla pelle, per ogni punto percentuale di peso perso la temperatura interna aumenta, <u><em>il che comporta ulteriore disidratazione e si arriva così al colpo di calore.
  <br /></em></u> </font>
</p><font size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif"></font>
<p align="justify"><font size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">La sudorazione può comportare anche uno shock elettrolitico, in quanto con la perdita di liquidi si assiste anche ad una massiccia perdita di sali minerali, in particolare sodio e cloro.
  <br />E' abbastanza scontato che i soggetti più a rischio siano gli anziani: problemi cardiocircolatori ed un sistema di termoregolazione meno efficiente ovviamente li espongono maggiormente ai problemi provocati dal caldo. Meno scontato invece è che siano particolarmente a rischio donne e bambini.
  <br /></font>
</p>
<p align="justify"><font size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif"><font color="#ff9900"><strong>
  <img alt="" src="upload/images/FR39-15kb.jpg" vspace="5" align="baseline" border="0" hspace="5" />Le donne</strong></font> vanno incontro a notevoli fluttuazioni ormonali legate al ciclo mestruale: tra gli altri effetti il progesterone può anche alterare l'escrezione di acqua con le urine da parte dei tubuli renali, senza&nbsp;dimenticare che, durante la fase luteinica, l'aumento di progesterone si accompagna ad un innalzamento della temperatura, si comincia a sudare, con la conseguenza che viene ad aumentare ed aggravare il rischio di disidratazione.</font>
</p>
<p align="justify"><font style="background-color: rgb(255, 255, 255);" size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif"><font color="#0000ff"><font color="#ff0000"><strong>Il rischio per il bambino</strong></font> è diverso: la termoregolazione dei bambini è meno efficace che negli adulti. Sviluppano più calore e, dal momento che in proporzione il bambino ha una superficie corporea maggiore, accumula più facilmente calore dall'ambiente, avendo per contro minore capacità di sudorazione. Quando le temperature diventano molto alte bisogna quindi fare molta attenzione, spesso i bambini bevono poco, e di conseguenza reidratano poco</font>.</font>
</p>
<p align="justify"><font size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif"><font color="#ff0000"><b>In caso di elevate temperature</b></font> quindi, soprattutto se c'è lavoro fisico, l'efficienza fisica e mentale diminuiscono. Ma in genere dopo una iniziale fase di adattamento al calore i problemi passano: alcune condizioni però fanno si che il problema persista. Alcune persone sopportano il calore meno di altri, in una vera e propria forma di “intolleranza al calore”. Malattie cardiocircolatorie, malattie epatiche, renali o metaboliche, malattie infettive acute, il consumo di droga ed alcool e mancanza di sonno possono favorire l'insorgere di disturbi legati al calore, provocando crampi, prostrazione e colpo di calore.
  <br /><em><u>I crampi, legati alla disidratazione e alla perdita di sali si manifestano come dolori simili ai crampi muscolari</u></em>.
  <br /></font>
</p>
<p align="justify"><font size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif"><b><font color="#ff0000">La prostrazione</font> </b>in genere si accompagna con debolezza, vertigini, emicrania, nausea, inappetenza e sete. E' facile che, dopo una lunga postazione eretta, si vada incontro a brevi episodi di svenimento.
  <br /></font>
</p>
<p style="background-color: rgb(255, 255, 255);" align="justify"><font size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif"><font style="background-color: rgb(255, 255, 255);">Quando la termoregolazione non riesce ad intervenire adeguatamente si arriva al colpo di calore: debolezza, malessere generale, mancanza di sudorazione fino a che la temperatura non raggiunge temperature troppo elevate, dai 38,5° a oltre 40</font>. La pelle risulta calda al tatto, e congestionata, il viso diventa diventa bluastro, il respiro si accelera, la pupilla si dilata e il cuore batte in maniera disordinata.&nbsp; Possono insorgere confusione, mancanza di coordinazione, e aggressività fino a delirio e convulsioni. E' necessario a questo punto stabilizzare la temperatura con panni bagnati e somministrando liquidi, e trasportare la persona in un luogo fresco, ombroso e ventilato.</font>
</p>
<p align="justify"><font size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif"><i><b><font color="#3300ff"><u>Per prevenire questi disturbi, bastano alcune precauzioni</u></font>:</b></i> bere a sufficienza, evitando l'alcool; indossare abiti leggeri e un cappello in caso di esposizione al sole; spostare le attività più pesanti alle prime ore del mattino; fare spesso pause, preferibilmente all'ombra e bere, assumere cibi leggeri, areare gli ambienti in cui si soggiorna nelle prime ore del mattino e poi chiudere tapparelle e finestre sul lato dell'edificio più esposto al sole, lasciando aperte porte dei corridoi e degli altri locali.
  <br />Per affrontare il caldo e la spossatezza che ne deriva è bene reintegrare i sali minerali persi quali fosforo, ferro, potassio, sodio, magnesio, zinco e manganese, e vitamine, in particolare la C. Ne sono ricchi il <a class="" id="" title="" href="index.php?module=subjects&amp;func=viewpage&amp;pageid=442" target="">Baobab e l'Acerola</a> che possono risultare piuttosto utili allo scopo.</font>
</p>
<div align="right"><a style="" class="" name="" id="" title="70.jpg" target="_blank" href="http://www.ilverdemondodigaia.net/index.php?module=subjects&amp;func=viewpage&amp;pageid=447"><font size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">
  <img src="http://www.ilverdemondodigaia.net/upload/images/70.jpg" width="94" height="99" /></font></a><font size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif"> </font>
  <br />
</div>
<p align="justify"><font size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">Se poi ci si sente particolarmente fiacchi può essere il caso di darsi un po' di energia: oltre ai sali, bene anche piante come <a href="index.php?module=subjects&amp;func=viewpage&amp;pageid=446">Maca, Guaranà e Withania</a>, anche queste ricche in vitamine, ma soprattutto toniche e antiasteniche.</font>
</p>
<p align="justify"><font size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif"><a href="http://www.ilverdemondodigaia.net/index.php?module=subjects&amp;func=viewpage&amp;pageid=446">
  <img src="upload/images/21.jpg" width="93" height="91" /></a>
  <br /></font>
</p>
<p align="baseline"><font size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">Con il caldo è facile anche che arrivino disturbi come pesantezza e formicolii alle gambe, affaticamento, caviglie gonfie e doloranti. Sono i sintomi dell'insufficienza venosa cronica, che si manifesta in particolare con i primi caldi e peggiora con l'aumentare della temperatura, che favorisce la vasodilatazione e il ristagno del sangue nelle vene agli arti inferiori.
  <br />Quando insorgono questi problemi è bene condurre una moderata attività fisica, anche solo una passeggiata di 20-30 minuti, nelle ore meno calde della giornata. Seguire una dieta povera di sale e ricca di frutta e verdura, bere molta acqua, utilizzare scarpe ed indumenti comodi (evitare tutto ciò che è “stretch”). Fare bagni e docce tiepide, evitando il più possibile il calore. Evitare di esporre le gambe al sole.
  <br /></font>
</p>
<div align="left"><a href="http://www.ilverdemondodigaia.net/index.php?module=subjects&amp;func=viewpage&amp;pageid=147" style="" class="" name="" id="" title="7.jpg" target="_blank"><font size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">
  <img alt="" src="upload/images/7.jpg" vspace="5" width="85" align="baseline" border="0" height="109" hspace="5" /> </font></a><a href="http://www.ilverdemondodigaia.net/index.php?module=subjects&amp;func=viewpage&amp;pageid=147">
  <img src="upload/images/8.jpg" width="84" height="114" /></a><font size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">Utili per combattere <a href="index.php?module=subjects&amp;func=viewpage&amp;pageid=147">l'insufficienza venosa</a> cronica Vite rossa, Ippocastano, Rusco, Centella asiatica, Mirtillo nero, in quanto ricchi in flavonoidi che hanno azione vasoprotettrice, ed aiutano la permeabilità capillare.</font>
</div>
<p align="justify">
</p>
<p align="right"><font size="2" face="Verdana">Dott.ssa Maria Genovese</font>&nbsp;
  <br />
</p>]]></description>
<pubDate>Mon, 07 Jul 2008 11:42:26 +0200</pubDate>
</item>
<item>
<title>Terapie alternative: istruzioni per l'uso.</title>
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<description><![CDATA[<p align="center"><font style="BACKGROUND-COLOR: #ffffff"><strong><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" color="#006633" size="4">Tarapie alternative: istruzioni per l'uso.</font>&nbsp;</strong></font>
</p> 
<p align="justify">
  <img style="WIDTH: 124px; HEIGHT: 148px" height="458" alt="" hspace="5" src="upload/images/FR21 - 31kb.jpg" width="380" align="baseline" vspace="5" border="0" /><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2"><font style="BACKGROUND-COLOR: #000000" color="#ff0000">Il 14 maggio 2008 il Corriere della Sera titola “Ragazza muore a 16 anni - Affetta da diabete, si sarebbe rivolta a una dottoressa di Udine che le avrebbe cambiato la terapia” 
  <br /></font></font>
</p> 
<p align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Diabete mellito di tipo I, quello che spesso viene definito “diabete infantile” e che non può prescindere dalla somministrazione di insulina per la sopravvivenza. 
  <br />In effetti per un bambino, o per un adolescente, convivere con l’iniezione di insulina, oltre alle privazioni cui si è costretti è piuttosto triste: <em><font style="BACKGROUND-COLOR: #ffffff">naturale un rifiuto della terapia, naturale desiderare di poter vivere facendone a meno. Naturale desiderare per sè una vita diversa, non schiava di una siringa. Naturale quindi sperare in una alternativa che non renda la vita così difficile. 
  <br /></font></em>In questo caso l’alternativa è stata la sospensione dell’insulina, sostituita da abbondanti dosi di vitamina C, e da rimedi omeopatici. 
  <br />La sospensione dell’insulina ha reso felice la ragazzina, ma la ha anche accompagnata al coma, dopo 10 giorni senza iniezioni. </font>
</p> 
<p align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2"><font style="BACKGROUND-COLOR: #000000" color="#ff0000">Per chi opera in un settore da cui dipende la salute delle persone, notizie di questa portata non possono che essere un colpo al cuore. E ne scaturisce una profonda rabbia: rabbia nei confronti di chi opera disonestamente in un settore così delicato.</font> </font>
</p> 
<p align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">A chi si rivolge a noi spinto dalla speranza, non possiamo rispondere invitando a sospendere una terapia dalla cui continuità dipende la sua vita: convivere con l’insulina non è facile, ma è vitale. La chemioterapia spesso sembra fare più danno del male, ma spesso è l’unica chance. Rimane gesto incosciente prospettare rimedi miracolosi quando quello che è in gioco è molto più del benessere di una persona. 
  <br />Si può proporre di sostituire un antinfiammatorio con un rimedio naturale. Si può pensare di far provare la pranoterapia al posto di un trattamento al laser per una artrite. Si può suggerire di fare meditazione o yoga piuttosto che imbottirsi di sonniferi. Da tutte queste alternative non dipende la vita di nessuno e al massimo dopo un tentativo, in assenza di risultati si può tranquillamente tornare al trattamento di partenza.</font>
</p> 
<p align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2"><font style="BACKGROUND-COLOR: #ffffff">Ma quando ciò che è in ballo è la vita stessa delle persone, questa leggerezza è inaccettabile</font>. </font>
</p> 
<p align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Da questa riflessione alcuni suggerimenti: se vi avvicinate alle cosiddette “medicine non convenzionali” cercate di evitare l’automedicazione ma rivolgetevi ad operatori che vi diano fiducia. Diffidate quindi di chi vi promette miracoli. Diffidate di chi vi assicura che un trattamento, omeopatico, erboristico o di qualsiasi altra natura sia assolutamente innocuo, almeno non senza motivarlo. Se un trattamento dà benefici vuol dire che ha un meccanismo di azione, e qualsiasi meccanismo di azione, nel momento in cui interagisce con il nostro organismo potenzialmente può avere anche effetti collaterali. </font>
</p> 
<p align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2"><font style="BACKGROUND-COLOR: #000000" color="#ff0000">Il pensiero “è naturale, non fa male” è un falso: la cicuta è naturale, ed è un veleno! 
  <br />E, se decidete di sostituire o integrare un trattamento farmacologico con qualcosa di diverso, in particolare se erboristico o omeopatico, abbiate cura di informarne il vostro medico:</font> è sempre bene che sappia cosa fate. Non è detto che conosca il rimedio che state utilizzando, ma è bene che abbia tutti i dati possibili per poter interpretare eventuali novità nel vostro stato di salute. 
  <br />
</p></font> 
<p align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2"><font color="#ff0000"><strong>Inoltre, e qui entriamo nello specifico di “Gaia”,&nbsp; le erbe sono ricche in principi attivi, da cui le loro proprietà. Principi attivi che sono stati sintetizzati, rielaborati “perfezionati” dalla farmacologia, e dalla quale discendono tutti i farmaci a noi noti: come i farmaci possono avere controindicazioni. Come i farmaci possono avere interazioni che li rendono poco cauti in caso siano in corso delle terapie farmacologiche.</strong></font></font> 
</p> 
<p align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2"><font color="#ff0000"><strong>Sentendo forte la responsabilità del lavoro che svolgiamo, allo scopo di darvi strumenti per essere consapevoli delle vostre scelte, a partire dal presente numero SamueleInforma vi propone pianta per pianta le possibili interazioni ed eventuali controindicazioni. 
  <br />&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</strong></font></font> 
</p> 
<p align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2"><font color="#ff0000"><strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp; <font color="#000000" size="1">Dott.ssa Maria Genovese</font></strong></font> 
</p></font>]]></description>
<pubDate>Mon, 09 Jun 2008 17:02:22 +0200</pubDate>
</item>
<item>
<title>Voglia di sole</title>
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<description><![CDATA[
<p align="center"><font style="background-color: rgb(0, 0, 0);" size="6" color="#ffcc00" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif"><strong>Voglia di sole</strong></font>&nbsp;
</p>
<p align="center">&nbsp;
</p>
<p align="left"><a href="http://www.wikiartpedia.org/index.php?title=Hopper_Edward">
  <img style="width: 351px; height: 263px;" alt="" src="upload/images/FR20-150kb.jpg" vspace="5" width="300" align="baseline" border="0" height="319" hspace="5" /></a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <font size="1">Morning Sun- 1952 Olio su tela 71,4 x 101,9 cm</font> <font size="1">Edward Hopper nasce il 22 Luglio 1882 a Niach, nello stato di New York</font>
</p>
<p align="justify"><font style="background-color: rgb(255, 255, 0);"><font size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">Arriva il caldo, e inizia la voglia di sole: i primi week end al mare, o, per chi non può, le prime passeggiate nei parchi, i primi tuffi in piscina, le prime escursioni al fiume o ai laghi. Per tutti comincia la voglia di tintarella.</font> </font>
</p>
<p align="justify"><font size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">Indubbiamente il <strong><em>sole è una fonte importante di benessere</em></strong>: la pelle è più bella, tonica, luminosa, ma senza le dovute attenzioni può causare un precoce invecchiamento dell'epidermide, favorendo la formazione di radicali liberi. La nostra pelle in realtà ha dei meccanismi suoi per fronteggiare l'esposizione ai raggi solari: la produzione di melanina, quella molecola che determina la gradevole colorazione della pelle che chiamiamo <strong><em>abbronzatura</em></strong>, fornendo un filtro naturale protegge l'epidermide. Ma non tutte le pelli sono uguali: alcune più sensibili tendono a bruciarsi facilmente sotto i raggi del sole. E l'assottigliamento dello strato di ozono dell'atmosfera rende le <strong><em>radiazioni più aggressive</em></strong>, per cui è bene, qualunque sia il nostro tipo di pelle proteggersi per scongiurarne le conseguenze, che non si limitano all'invecchiamento precoce, ma anche a cheratosi, macchie e degradazione del DNA, fino ai preoccupanti tumori della pelle.</font>
</p>
<p align="justify"><font size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif"><a href="http://www.ilverdemondodigaia.net/index.php?module=subjects&amp;func=viewpage&amp;pageid=131">
  <img src="upload/dir/soleo.gif" width="66" height="56" /></a>
  <br /> </font>
</p>
<p align="justify"><font size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif"><strong><em>La protezione dai raggi solari in genere è data da filtri che possono essere chimici o fisici:</em></strong> i primi hanno in genere nomi impronunciabili (octyl methoxycinnamate, butyl methoxydibenzoylmethane,
  <br />octyldodecylneopentanoate, benzophenone, ethylhexyl methoxycinnamate). Queste molecole sono presenti in abbondanza negli abbronzanti comunemente in commercio in profumeria o in farmacia, qualche volta anche i prodotti fitocosmetici, soprattutto quelli a protezione totale.
  <br />Oltre al nome anche la loro struttura <strong>(<em>chimici) </em></strong>è in genere piuttosto complessa: la loro azione consiste nel “catturare” i raggi solari per bloccare il loro cammino verso l’epidermide. Per questo motivo hanno una struttura complicata che “incastra” i raggi , trattenendoli. Ma più le sostanze sono complesse e più è facile che l’organismo le consideri antigeni: ciò rende questi filtri <strong>potenzialmente allergenici</strong>.
  <br />E’ preferibile quindi non trovarne in un prodotto che sia veramente “bio”, ma se presente nelle ultime posizioni della composizione dell’abbronzante possono essere accettati.</font>
</p>
<p align="right"><font size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif"> <a href="http://www.imi-online.it/Imi3.5/opuscolo.php">
  <img src="upload/images/78.jpg" /></a>
  <br /></font>
</p>
<p align="justify"><font style="background-color: rgb(255, 255, 0);" size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">Sicuramente <strong><em>meno dannosi e più efficaci sono i filtri “fisici</em></strong>”: zinc oxide, titanium dioxide o talc, ma non solo. Anche estratti vegetali come il Germe di Grano, la Cera d’api, l’Aloe e il The verde costituiscono filtri solari di natura fisica. Si tratta in pratica di “barriere” che impediscono la penetrazione profonda delle radiazioni solari “riflettendole”. In tal caso più prodotto usi e più ti proteggi, creando una barriera più spessa al passaggio dei raggi.
  <br />A differenza di filtri come il zinc oxide, quelli di natura vegetale hanno in più il vantaggio di un ampio complesso attivo che conferisce loro proprietà aggiuntive a quella di filtro: <strong><em>sono infatti antiossidanti</em></strong>, in grado quindi di contrastare gli effetti dannosi dei radicali liberi, evitando il caratteristico precoce invecchiamento della pelle, la degenerazione del dna, le macchie cutanee e i tumori della pelle. Inoltre hanno <strong><em>spesso anche azione antinfiammatoria</em></strong>, che li rende utili lenitivi in caso di scottature.</font>
</p>
<div align="center"><a style="" class="" name="" id="" title="20kb.jpg" target="_blank" href="http://www.ilverdemondodigaia.net/index.php?module=subjects&amp;func=viewpage&amp;pageid=108"><font style="background-color: rgb(255, 255, 0);" size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">
  <img src="upload/images/LG%2001%20-%2020kb.jpg" width="124" height="32" /></font></a>
  <br />
</div>
<p align="justify">
</p>
<p align="justify"><font size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">Oltre che come ingredienti di creme abbronzanti, le piante aiutano ad abbronzare meglio anche assunte con l’alimentazione, o in forma di integratori.
  <br />In generale, <strong><em>le</em></strong> <strong><em>piante che aiutano a proteggersi abbronzandosi</em></strong> sono tutte quelle che <strong><em>contengono carotenoidi</em></strong> (il betacarotene si trova nella frutta e verdura arancione, quindi mangiate tante carote, albicocche, meloni, etc), licopene (di colore rosso, ne troviamo tanto nella polpa dei pomodori) e i polifenoli di cui è ricca l'uva. L'ideale sarebbe <strong><em>assumere queste sostanze, naturalmente o in forma di intregratori, un mesetto prima dell'esposizione al sole</em></strong>. Il mese di giugno comincia ad essere già un buon momento per prepararsi all’esposizione.
  <br />In particolare, il betacarotene, oltre che antiossidante, stimola la produzione di melanina: meglio evitare gli alimenti ricchi in vitamina C, in quanto inibisce, al contrario, la formazione di melanina. Ricchi di betacarotene sono gli asparagi, le albicocche, l'anguria, le carote, i cavolfiori, le ciliegie, le fragole, l'indivia, i lamponi, la lattuga, il melone, la papaia, la patata dolce, i peperoni gialli e rossi, le pesche, i pomodori, gli spinaci, la verza e la zucca. Ottimo condire con olio extravergine di oliva crudo, in quanto favorisce l'assorbimento del betacarotene.
  <br /></font>
</p>
<p align="justify"><font size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">xxxxxxxxxxxxxxx&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; xxxxxxxxxxxxxxxxxxxx&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; xxxxxxxxxx
  <br /></font>
</p>
<p align="justify"><font size="2" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">Per ovviare alle conseguenze dell'esposizione, ed evitare eritemi e scottature, oltre all'aloe sono indicati anche Liquirizia e Camomilla, ricchi in saponine il primo e azulene il secondo, che fungono da alternativa alle creme cortisoniche di norma in uso. Impacchi di camomilla saranno quindi utili per alleviare i fastidi dell’esposizione al sole
  <br />Utile anche l'olio di Iperico, dal potente effetto emolliente ed antinfiammatorio, adatto per le scottature e per gli eritemi... non lasciatevi fuorviare dall'effetto fotosensibilizzante paventato dai suoi detrattori: l'iperico è innoquo se non a dosaggi elevatissimi.
  <br /><font style="background-color: rgb(255, 255, 0);">Bene invece fare <strong><em>attenzione a molte piante</em></strong> che vengono spesso suggerite per <strong><em>l'alto effetto abbronzante</em></strong>... effetto dovuto proprio alle caratteristiche fotosensibilizzanti che le contraddistinguono. Evitare dunque il <strong><em>Fico</em></strong>, il cui latice è di solito usato per curare verruche e calli date le sue proprietà caustiche: il latice è facilmente presente nell'estratto delle foglie di fico, ed amplifica notevolmente gli effetti dei raggi... l'abbronzatura sarà velocizzata, ma anche più pericolosa, con formazione di eritema ed edema. Evitare anche il <strong><em>Bergamotto</em></strong>, a meno che non sia privato di bergaptene, fotosensibilizzante e cancerogeno; la Noce, il cui olio estratto dal mallo è molto utilizzato, ma può, anche se raramente, causare sensibilizzazione; <strong><em>Angelica Finocchio e Ruta, altamente fotosensibilizzanti</em></strong>.</font> </font>
</p>
<p align="right"><font size="2">Dott.ssa Maria Genovese</font>
</p>
<p align="justify"><font size="2" face="Verdana"><a href="index.php?module=subjects&amp;func=viewpage&amp;pageid=108">
  <img style="width: 206px; height: 81px;" alt="" src="upload/images/LG%2001%20-%2020kb.jpg" vspace="5" width="358" align="baseline" border="0" height="105" hspace="5" /></a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <a href="index.php?module=subjects&amp;func=viewpage&amp;pageid=131">
  <img style="width: 173px; height: 61px;" alt="" src="upload/images/LG%2002%20-%205kb.jpg" vspace="5" width="196" align="baseline" border="0" height="76" hspace="5" /></a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </font>
</p>
<p align="justify">&nbsp;
</p>]]></description>
<pubDate>Mon, 09 Jun 2008 15:26:36 +0200</pubDate>
</item>
<item>
<title>LO STRESS E I CAPELLI</title>
<link>http://www.ilverdemondodigaia.net/modules.php?op=modload&amp;name=News&amp;file=article&amp;sid=48</link>
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<description><![CDATA[
<p style="background-color: rgb(255, 255, 204);"><font color="#cc0000" face="Verdana" size="5"><b>LO STRESS E I CAPELLI</b></font>
</p>
<p align="center"><font face="Verdana" size="4"><font face="arial,helvetica,sans-serif" size="2">Gioco d'acqua dolce - 1997 (olio su tela)</font>
  <br /></font>
</p>
<div align="center"><font face="Verdana" size="4">
  <img src="upload/images/Gioco%20acqua%20dolce.jpg" /> </font>
  <br />
</div>
<div align="center"><font face="Verdana" size="4"><font face="arial,helvetica,sans-serif" size="2">Per gentile concessione dell'artista <a class="" id="" title="Carmen Favaccio" href="http://www.carmenfavaccio.it/" target="_blank" name="">Carmen Favaccio</a> </font></font>
</div> <span style="font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;">
<br /></span>
<div align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2"><b>La più recente ricerca scientifica ha trovato il principale responsabile della calvizie: il DHT,</b> acronimo di diidrotestosterone. Si tratta di un ormone che, nel corso dello sviluppo sessuale, determina insieme con il testosterone lo sviluppo dei caratteri sessuali maschili: determina la crescita della prostata, la comparsa dei peli della barba, del pube, degli orecchi e delle narici. Ma, paradossalmente, se da una parte il DHT è fondamentale nella fase dello sviluppo sessuale, nel resto della vita determina i due principali “disturbi” cui l’uomo va incontro con l’età: la calvizie e l’ingrossamento della prostata. Parlando nello specifico di capelli, il DHT agisce legandosi ad un recettore presente nelle cellule della matrice del follicolo pilifero e, interagendo da qui con il DNA, invia a queste cellule un messaggio che limita la produzione di cheratina, che frena la formazione di capelli nuovi.</font>
</div>
<p align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Questo è fondamentalmente il motivo per cui la calvizie è un problema soprattutto maschile: la presenza di ormoni estrogeni limita la presenza di androgeni, di cui fa parte il DHT, e quindi è più difficile che si verifichi questo tipo di processo. Ma il capello ha numerosi altri nemici, che concorrono con il DHT nell’attentare alla sua incolumità!</font>
</p>
<p align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Uno scarso apporto di energie, ad esempio, limita o quanto meno altera la produzione di cheratina: e di questo scarso apporto di energia abbiamo una serie di responsabili, che possono andare dall’alimentazione allo stress.</font>
</p>
<p align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">L’influenza dell’alimentazione sulla salute del capello è abbastanza intuitiva: ovviamente i capelli necessitano di tutti i nutrienti principali nella giuste quantità per la loro formazione e crescita. Una alimentazione squilibrata non può che influire negativamente sulla crescita del capello e generarne spesso la perdita.</font>
</p>
<p style="background-color: rgb(255, 255, 204);" align="justify"><i><b><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Il discorso sullo stress è invece più complesso.</font></b></i>
</p>
<p align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Lo stress in realtà è un processo positivo, che consente una risposta rapida e pronta alle avversità: era quello che garantiva la sopravvivenza in caso di pericolo, la cosiddetta reazione “attacca o fuggi”. Quando ci si trova in una situazione di pericolo, il nostro surrene produce due ormoni, l’adrenalina e la noradrenalina: in risposta alla produzione di questi ormoni aumenta la pressione sanguigna, i battiti cardiaci aumentano di intensità, il cuore pompa più sangue che arriva a muscoli e cervello. Aumenta la concentrazione e l’eccitazione, e favorire così la risposta al pericolo, terminato il quale tutto rientra nella norma.</font>
</p>
<p align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Questo tipo di reazione era particolarmente utile quando sottoposti a pericolo continuo, come poteva essere per l’uomo del Paleolitico, o come può essere in zone di guerra. Ma raramente nella vita quotidiana possiamo trovarci ad avere bisogno di reagire rapidamente di fronte ad un predatore che ci attacca: è più facile&nbsp; si verifichino situazioni di liti anche futili, a contrasti notevoli in famiglia, sul lavoro, in strada. Anche questo però è stress, anche questo provoca la produzione di adrenalina e noradrenalina: in questo caso, però, la reazione è trattenuta, legati come siamo alle normali relazioni sociali. Questo ci pone in una situazione di costante sollecitazione stressoria, con la produzione continua di adrenalina.che favorisce la fase di quiescenza del capello, causando quello che viene definito il “telogen effluviom”, una fase di “riposo” in cui la crescita si ferma con la conseguente caduta del capello. Caduta dovuta solo al riposo del follicolo, che però non risulta materialmente danneggiato, per cui al termine del momento di stress, sarà pronto ad un nuovo ciclo. I tratta quindi di una perdita di capelli solo temporanea</font>
</p>
<p align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Oltre all’adrenalina, lo stress determina anche il rilascio del cortisolo, sempre da parte del surrene: il surrene stimola il fegato a liberare glucosio, fornendo energia immediata all’organismo per affrontare il momento di emergenza. Ma come per l’adrenalina, con l’attuale vita che conduciamo, questa sollecitazione continua a produrre cortisolo, determina un eccesso di glucosio con la conseguente iperproduzione di insulina, e la conseguente alterazione dell’equilibrio ormonale. L’eccesso di cortisolo, inoltre, può bloccare la produzione di omega 3 e favorire quella di omega 6: i primi sono fondamentali per favorire quella produzione di energia che, nella matrice del follicolo pilifero determina la produzione di cheratina, la proteina del capello. Gli omega 6, al contrario, ne limitano la formazione. Un eccesso di cortisolo in circolo, quindi, può favorire gli omega 6 a scapito degli omega 3, rallentando la formazione di cheratina e determinando di conseguenza un arresto della nascita e crescita del capello che, arrivato alla fine del suo ciclo, cade senza rinnovarsi.</font>
</p>
<p align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">La conseguenza di questo processo può essere temporanea o definitiva, a seconda della durata della evento stressorio: se si tratta di una situazione temporanea, con la normalizzazione della fisiologia dell’organismo in generale si ha anche il ritorno alla normale attività del follicolo pilifero. Se invece lo stress diventa una condizione costante, continua, il problema diventa “cronico” e la caduta dei capelli severa.</font>
</p>
<p style="background-color: rgb(255, 255, 204);" align="justify"><i><b><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Come affrontare la situazione?</font></b></i>
</p>
<p align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Un apporto di omega 3, che può venire da fonti diverse come gli oli di pesce (olio di fegato di merluzzo, ad esempio) o oli vegetali quali l’olio di lino, l’olio di semi di lino, e l’olio di ribes nigrum. Quest’ultimo in particolare ha anche azione antiossidativa, contro quei radicali liberi che compromettono la salute del capello, che spesso per questo diventano precocemente bianchi.</font>
</p>
<p align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">E poi è fondamentale tenere sotto controllo lo stress.: praticare una attività fisica, anche moderata, curare l’alimentazione, non abusare di alcool caffè, psicofarmaci e sigarette, praticare forme di rilassamento profondo possono essere di aiuto per rimuovere le fonti di stress. </font>
</p>
<p align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Utile l’integrazione con fonti di vitamina C, che viene fortemente consumata durante lo stress, vitamina A, e vitamine del gruppo B, tutte riccamente presenti nel <a style="" class="" name="" id="" title="Ginseng e nell’Eleuterococco" target="_blank" href="http://www.ilverdemondodigaia.net/index.php?module=subjects&amp;func=viewpage&amp;pageid=154">Ginseng e nell’Eleuterococco</a>, che rappresentano buoni rimedi in caso di stress, tonici per il fisico e per l’umore e il magnesio. Ma un aiuto più specifico per sedare lo stress può venire da diverse piante ad effetto rilassante: valeriana, passiflora, melissa e tiglio sono un buon sostegno. Particolarmente interessante il Luppolo, in particolare per le donne, non solo per le proprietà rilassanti dei suoi principi attivi, ma anche per la sua azione estrogenica antiandrogena, utile per contrastare la produzione di quell’ormone DHT, principale nemico del capello.</font>
</p>
<div align="right">Dott.ssa Maria Genovese
  <br />
</div>]]></description>
<pubDate>Wed, 07 May 2008 11:35:50 +0200</pubDate>
</item>
<item>
<title>Capelli: vogliamogli bene</title>
<link>http://www.ilverdemondodigaia.net/modules.php?op=modload&amp;name=News&amp;file=article&amp;sid=47</link>
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<description><![CDATA[
<p style="background-color: rgb(255, 255, 204);"><b><font color="#cc0000" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="4">Capelli: vogliamogli bene</font></b>
</p>
<p><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="4">
  <br /></font>
</p>
<div align="center">
  <img src="upload/images/capelli%20per%20il%20sito.jpg" />
  <br />
</div>
<div align="justify">
  <p><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2"><b>Sembra assodato che</b> il principale nemico del capello sia un ormone, il DHT o deidrotestosterone, e con lui l’enzima che trasforma l’innocuo testosterone in DHT. Nella cura del capello, quindi, per prevenirne la caduta è essenziale contrastare questo ormone, e bloccarne la formazione: in tricologia il trattamento di elezione è rappresentato dalla Finasteride, utile nella cura dell’alopecia androgenetica (appunto la caduta dei capelli determinata dal DHT) come nella cura dell’ipertrofia prostatica, che sempre nel DHT trova la causa principale. </font>
  </p>
  <p><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">La finasteride da una parte agisce allungando il periodo di crescita del capello, dall’altra contrastandone la caduta, inibendo la trasformazione di testosterone in DHT. La finasteride, però, non può essere utilizzata dalle donne in quanto, in caso di gravidanza, può provocare malformazioni ai genitali del feto di sesso maschile.</font>
  </p>
  <p><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Una alternativa a questo farmaco può venire ancora una volta dal mondo vegetale, al punto che sempre più di frequente si tende ad isolarne i principi attivi per ricavarne prodotti farmaceutici. </font>
  </p>
  <p><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Parliamo dunque di piante come la Serenoa repens, il Pygeum africanum e l’Ortica: tre piante ricche in fitosteroli, tra cui il principale è la betasitosterina. Questo principio attivo, ancor più che la finasteride, è appropriata tanto per la cura del capello quanto per la ipertrofia prostatica, perché non si limita a inibire la trasformazione di testosterone in DHT, ma anche di occupare i recettori, presenti sia nelle cellule follicolari del capello che nelle cellule prostatiche, per il DHT e gli estrogeni. In pratica, non solo limita la formazione ma anche l’attività di questo scomodo ormone.</font>
  </p>
  <p><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">In genere si tende a isolare il principio attivo dalla pianta per renderne l’azione più mirata… ma andiamo a vedere in realtà l’intero fitocomplesso come può agire, completando l’azione del principio singolo.</font>
  </p>
  <p style="background-color: rgb(255, 255, 204);"><i><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2"><b>Serenoa repens</b>:</font></i>
  </p>
  <p><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">è una palma nana che cresce nelle zone subtropicali degli Stati Uniti. Oltre a contrastare la produzione di DHT e il suo legame agli specifici recettori, grazie alla presenza di betasitosterina, la Serenoa ha anche una azione antinfiammatoria grazie alla presenza di acidi grassi essenziali che impediscono la formazione delle prostaglandine, anche queste nemiche del capello in quanto ostacolano la produzione di cheratina, la proteina del capello, </font>
  </p>
  <p style="background-color: rgb(255, 255, 204);"><i><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2"><b>Pygeum africanum</b>:</font></i>
  </p>
  <p><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">oltre alla betasitosterina, il prugno africano, albero sempreverde ben noto per le sue proprietà terapeutiche alle popolazioni indigene africane, è ricco in acidi grassi, triterpeni e istamina.</font>
  </p>
  <p><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">I triterpeni hanno azione antinfiammatoria, inibendo la produzione di leucotrieni: qualunque sia la via comunque anche in questo caso l’azione antinfiammatoria, come per la Serenoa, favorisce la produzione di cheratina che i mediatori dell’infiammazione al contrario contrastano. L’istamina, poi, promuove la sintesi di energia necessaria per le funzioni metaboliche che favoriscono la crescita del capello.</font>
  </p>
  <p style="background-color: rgb(255, 255, 204);"><i><b><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Ortica:</font></b></i>
  </p>
  <p><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Da sempre nota nelle credenze popolari nostrane per la cura dei capelli, l’ortica in effetti è ricca di quegli stessi principi attivi che ritroviamo nella Serenoa e nel Pygeum: betasitosterina, acidi grassi polinsaturi, istamina, ma anche numerose sostanze antiossidanti, che contrastano l’azione dei radicali liberi, rivitalizzando cuoio capelluto e capello. L’ortica ha anche una azione efficace contro forfora e sebo, due nemici del capello che possono concorrere con stress e DHT nel determinarne la caduta.</font>
  </p>
  <p><u><i><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Queste tre piante, da sole o associate tra loro, possono essere impiegate con successo nel trattamento del capello, sia in forma sistemica, come preparati capsulati, che&nbsp; a livello topico, in forma di shampoo, maschere, impacchi o lozioni.</font></i></u>
  </p>
  <p><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Parliamo allora della cura quotidiana che abbiamo per i nostri capelli. Spesso abbiamo leggerezza nella scelta dello shampoo, e non sempre pensiamo a curarli con impacchi, maschere o lozioni. Spesso non facciamo attenzione al calore del phon o a come li pettinamo… tutte cose che possono compromettere la salute del capello, magari aggravate da problemi ulteriori come forfora, sebo o secchezza.</font>
  </p>
  <p><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2"><b>Gli shampoo</b> attuali, se di buona qualità hanno basi detergenti poco aggressive, ma rivolgersi a prodotti naturali, che sostituiscano i tensioattivi con saponine vegetali o comunque meno aggressivi del classico Sodio Laureth solfato, consente di lavare frequentemente i capelli: lavare spesso può aiutare anche a prevenire la dermatite seborroica, in quanto sebo e forfora possono favorire la proliferazione di microrganismi che provocano prurito e infiammazione. I capelli secchi o normali è bene lavarli 1 o 2 volte la settimana, quelli grassi almeno 3. avendo cura, tra l’altro di non fare mai più di una applicazione, in maniera da evitare di asportare il naturale film lipidico che costituisce protezione per il capello..</font>
  </p>
  <p><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Dopo il lavaggio, grande importanza riveste anche l’asciugatura: tamponare i capelli con un asciugamano più che “strizzarli” e poi passare al phon. Non troppo caldo ne troppo vicino alla cute: in particolare i capelli grassi richiedono basse temperature, in quanto il calore contribuisce a diffondere il sebo. Nell’acconciare i capelli, soprattutto se molto folti, è bene usare pettini a denti larghi e spazzole a setole lunghe, morbide e flessibili. Attenzione all’uso della spazzola: serve a rimuovere sporco e cellule morte, ma non seguite il vecchio detto dei 100 colpi di spazzola, potreste alterare la struttura del capello e rovinarlo.&nbsp; Evitare tinture e permanenti frequenti ed aggressive, in particolare nei periodi in cui il capello appare più fragile, così come bisogna fare attenzione ai bigodini caldi o alla piastra sul capello umido: eccessivo calore e trauma meccanico possono danneggiare il capello. </font>
  </p>
  <p><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">E se avete esigenza di tenere i capelli legati, preferite una coda morbida ad una treccia troppo tirata. Acconciature troppo strette possono danneggiare il fusto e causare una perdita di capelli da trauma.
    <br />
    <br /><font color="#003300"><i style="background-color: rgb(255, 255, 204);"><b>Ma veniamo alla scelta dello shampoo:</b></i></font></font>
  </p>
  <p><font color="#3333ff"><b><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Capelli grassi:</font></b></font>
  </p>
  <p><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">I capelli grassi sono dovuti ad un eccesso di produzione di sebo, o ad una alterata composizione dello stesso, di cui è in genere causa lo stesso DHT che provoca la calvizie. In genere la cute grassa si associa anche ad una profusa sudorazione. L’ambiente così compromesso può evolvere in forfora grassa fino anche a dermatite seborroica, perché favorisce lo sviluppo e la proliferazione dei lieviti responsabili di questi due fastidiosi problemi.</font>
  </p>
  <p><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Bene allora scegliere uno shampoo con proprietà astringenti, purificanti e antiseborroica: Viola tricolor e Ortica sono antiseborroiche, ma bene anche Equiseto e Centella, purificanti e astringenti.
    <br />
    <br /><font color="#3300ff"><b>Capelli con forfora:</b></font></font>
  </p>
  <p><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">La forfora si manifesta con una alterata desquamazione della cute, con la formazione di squame biancastre, secche o grasse legate al capello. La forfora grasse è caratterizzata dalla formazione di squame giallastre e oleose. Shampoo troppo alcalini o tinture aggressive, acqua troppo clorata e stress possono favorirne la comparsa, legata spesso alla proliferazione di microrganismi: è il caso quindi di ricorrere a shampoo che contengano agenti antimicotici.</font>
  </p>
  <p><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Utili allo scopo sono l’Ortica e, in particolare in forma di olio essenziale, Melaleuca, o ancora i Semi di pompelmo, per le loro proprietà antisettica ed antifungina. Particolarmente indicati per la forfora secca il Propoli, che igienizza il capello e difende la cute dalle aggressioni esterne, e la Melaleuca per la forfora grassa, in quanto ripristina le difese della cute e riequilibra le secrezioni delle ghiandole sebacee.</font>
  </p>
  <p><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2"> <b><font color="#0066ff">Capelli secchi:</font></b></font>
  </p>
  <p><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Quando le ghiandole sebacee producono poco sebo, il capello risulta scarsamente lubrificato e di conseguenza secco e arido. Le cause possono essere fisiologiche, legate ad una particolare distribuzione degli acidi grassi dell’organismo; ma anche vento, sole, il phon, shampoo aggressivi, trattamenti estetici, sostanze sgrassanti, o a base alcolica, possono privare il capello della necessaria umidità e renderlo fragile, poco elastico, elettrizzato.</font>
  </p>
  <p><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">In questo caso il capello va nutrito ed idratato: bene Miglio, Olio di Germe di Grano,&nbsp; proteine della Seta. Dalla radice di Carota, inoltre, viene estratta una proteina molto simile al collagene al punto da essere definito “collagene vegetale”, che rappresenta un buon adiuvante per nutrire il capello.
    <br />
    <br />Lozioni da frizionare, oli nutritivi e maschere per fare impacchi, insieme con lo shampoo giusto, una dieta equilibrata e complementi nutrizionali adeguati (lievito di birra, serenoa, pygeum e ortica, ad esempio) oltre a risolvere i comuni problemi del capello possono prevenire e contrastare la tanto temuta caduta….</font>
  </p>
</div>
<p><a href="http://www.ilverdemondodigaia.net/index.php?module=subjects&amp;func=viewpage&amp;pageid=130"><b><font color="#000000" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="3"><span style="font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;">Samuele suggerisce:</span></font></b></a>
</p>
<p><span style="font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;"></span>
</p><span style="font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif;"></span>
<div align="justify">
</div>
<div align="left"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">New Cap Nutriente Uomo</font>
  <br />
</div>
<div align="justify">
</div>
<p align="left"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">New Cap Nutriente Donna</font>
</p>
<div align="justify">
</div>
<p align="left"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">New Cap Fiale Anticaduta</font>
</p>
<div align="justify">
</div>
<p align="left"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">New Cap Lozione OD</font>
</p>
<div align="justify">
</div>
<div align="left"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Vai al catalogo per la scelta del Tuo shampoo (<a style="" class="" name="" id="" title="Fitocosmesi" target="_blank" href="http://www.ilverdemondodigaia.net/index.php?module=subjects&amp;func=listpages&amp;subid=11">Fitocosmesi</a>)</font>
</div>
<p>
</p>]]></description>
<pubDate>Mon, 05 May 2008 10:40:08 +0200</pubDate>
</item>
<item>
<title>Allergie</title>
<link>http://www.ilverdemondodigaia.net/modules.php?op=modload&amp;name=News&amp;file=article&amp;sid=46</link>
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<description><![CDATA[
<p align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2"> </font>
</p>
<p style="background-color: rgb(255, 255, 204);" align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Purtoppo con la primavera, oltre alle belle giornate per molti arrivano i problemi… </font>
</p>
<div align="center"><font color="#0033ff"><b><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="5">ALLERGIE di stagione
  <br />
  <br /> </font></b></font>
  <div align="left"><font color="#0033ff"><b><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="5">
    <img src="upload/images/fiore%20di%20monoi.jpg" />
    <img src="upload/rte/tulip2bpw.gif" /></font></b></font><font color="#0033ff"><b><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="5">
    <img src="http://www.ilverdemondodigaia.net/upload/rte/tulip2bpw.gif" /></font></b></font><font color="#0033ff"><b><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="5">
    <img src="http://www.ilverdemondodigaia.net/upload/rte/tulip2bpw.gif" /></font></b></font><font color="#0033ff"><b><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="5">
    <img src="http://www.ilverdemondodigaia.net/upload/rte/tulip2bpw.gif" /></font></b></font><font color="#0033ff"><b><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="5">&nbsp;</font></b></font><font color="#0033ff"><b><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="5">
    <img src="http://www.ilverdemondodigaia.net/upload/images/fiore%20di%20monoi.jpg" /></font></b></font>
  </div>
</div>
<p align="right">
</p>
<p style="background-color: rgb(255, 255, 204);" align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Con la primavera, infatti cominciano a diffondersi nell’aria, trascinati dal vento, pollini vari che possono facilmente provocare reazioni molto fastidiose come riniti, congiuntiviti o asma, che vengono classificate come “allergie da fieno” e “pollinosi”. I pollini che più facilmente possono scatenare queste allergie sono il pioppo, l’ambrosia, la margherita, l’arnica, l’artemisia, il tarassaco, il faggio, le graminacee in generale, il nocciolo, l’olivo, l’ontano, le paritarie, e la betulla: in realtà il periodo comincia da febbraio e termina verso settembre, ma sono proprio questi i giorni più difficili per chi soffre di queste allergie, quando, passeggiando in campagna come in città, si riesce addirittura a vedere questi pollini “in volo” spinti dal vento.</font>
</p>
<p style="background-color: rgb(255, 255, 204);" align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Le principali manifestazioni sono una lacrimazione profusa, il naso sempre chiuso e gocciolante, spesso con prurito o bruciore, oltre che al naso a palato e occhi, e frequenti attacchi di starnuti continui. </font>
</p>
<p style="background-color: rgb(255, 255, 204);" align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Tutti questi sintomi sono accentuati dall’inquinamento atmosferico, l’aria condizionata, e il fumo di sigaretta. Pochi sanno che anche l’alimentazione può essere elemento predisponente al manifestarsi delle allergie, anche quelle respiratorie. In questo periodo sarebbe bene ridurre significativamente alcuni alimenti: quelli ad alto contenuto di salicilati, o di conservanti, o ricchi in tiramina o serotonina. Sarebbe bene limitare il più possibile, se non evitare frutti come pesche, prugne, albicocche, ciliegie, fragole, frutti di bosco, ananas e frutta esotica in generale, agrumi e banane; verdure quali i pomodori, gli spinaci e i funghi; carni conservate in generale come salumi e insaccati e carni in scatola; formaggi, in particolare emmenthal, camembert, parmigiano, gorgonzola, fontina e taleggio; pesci come sgombro, tonno, acciughe, aringhe e sardine, e salmone affumicato; cibi in scatola, ricchi in conservanti in generale; bevande quali vino rosso bianco e birra e tutti i superalcolici, e alimenti vari come cioccolato, miele, estratti di carne, dado da brodo, noci arachidi mandorle, carne suina e i prodotti lievitati freschi e ancora caldi. Alimenti da evitare solo temporaneamente, e non da cancellare definitivamente: sono alimenti utili, ricchi di importanti nutrienti e sarebbe un errore privarsene definitivamente.</font>
</p>
<p style="background-color: rgb(255, 255, 204);" align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Ma allora, perché tante restrizioni? Perché questi alimenti sono ricchi in istamina o ne favoriscono il rilascio da parte dell’organismo.</font>
</p>
<p style="background-color: rgb(255, 255, 204);" align="justify"><font color="#ff0000" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Ma cerchiamo di capire meglio: innanzitutto, cosa è l’ISTAMINA?</font>
</p>
<p style="background-color: rgb(255, 255, 204);" align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Si tratta di uno dei mediatori chimici che interviene nei processi infiammatori, e si trova all’interno di cellule circolanti nel sangue (piastrine e granulociti basofili) ed in altre cellule che possiamo trovare in prossimità dei vasi sanguigni, nella cute, nelle mucose del canale digerente e dell’apparato respiratorio: i mastociti, cellule che portano sulla superficie i recettori per le immunoglobuline che vengono rilasciate in seguito ad una reazione allergica, le IgE. Quando queste vengono in contatto con un allergene si innescano delle reazioni all’interno dei mastociti e liberano istamina, scatenando la reazione allergica.</font>
</p>
<p style="background-color: rgb(255, 255, 204);" align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Ora dobbiamo immaginare il nostro corpo come una vasca da bagno: la riempiamo e la riempiamo di acqua, fino a che, se non chiudiamo il rubinetto, questa straborda. Nei periodi in cui si diffondono maggiormente i pollini, se a questo contatto, che determina un rilascio di istamine, introduciamo nel nostro organismo alimenti che la producono o ne contengono, la nostra “vasca” si riempie oltremodo, l’istamina “straborda”, e si scatena la reazione allergica.
  <br />
  <img alt="" src="upload/images/Ambrosia_Allergie_170x240.jpg" align="bottom" border="0" height="139" hspace="5" vspace="5" width="98" />Detto questo, prese le dovute precauzioni alimentari, come affrontare le allergie cui si è facilmente esposti in questo periodo? </font>
</p>
<p style="background-color: rgb(255, 255, 204);" align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Di norma i rimedi farmacologici sono basati sull’uso di antistaminici e cortisone, con tutti gli effetti collaterali del caso. </font>
</p>
<p style="background-color: rgb(255, 255, 204);" align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Gli antistaminici, infatti possono provocare sonnolenza: effetto grave per chi deve mettersi alla guida, ma comunque disagevole per chi deve svolgere la propria normale routine quotidiana fatta di impegni lavorativi. La sonnolenza può diminuire dopo qualche giorno di trattamento continuato, o essere adirittura eliminata da antistaminici di nuova generazione, che però non evitano effetti, per la verità rari ma seri, quali palpitazioni ed aritmie, ipotensione, broncospasmo, rush cutanei, confusione, depressione, disturbi del sonno, tremori, convulsioni, alterata funzionalità epatica a glaucoma.</font>
</p>
<p style="background-color: rgb(255, 255, 204);" align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Riguardo il cortisone, gli effetti collaterali sono noti un po’ a tutti: iperglicemia con aumento del peso, ritenzione di sodio (e di conseguenza di liquidi), ipertensione, miopia, osteoporosi, ulcera peptica, pancreatine, arrossamento del volto ed acne sono gli effetti più frequenti. Assolutamente controindicati in caso di ulcera, ipertensione, osteoporosi, glaucoma, diabete e micosi.</font>
</p>
<p style="background-color: rgb(255, 255, 204);" align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Ma probabilmente il rischio maggiore che si corre con una terapia cortisonica è la cosiddetta “soppressione surrenalica”.</font>
</p>
<p style="background-color: rgb(255, 255, 204);" align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Quando si è sottoposti ad un lungo trattamento a base di cortisone, come succede appunto nei periodi di maggiore intensità dei fenomeni allergici, può capitare che le surreni, le ghiandole preposte alla sintesi del cortisolo diventino atrofiche, e quindi non più in grado di sintetizzare da se questo importante ormone di cui, al di la delle funzioni farmacologiche, il nostro organismo ha normalmente e fisiologicamente bisogno.</font>
</p>
<p style="background-color: rgb(255, 255, 204);" align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Per chi volesse provare una via naturale, che segua comunque lo stesso tipo di approccio terapeutico della normale farmacologia, è possibile sostituire queste due molecole, generalmente somministrate per via orale o localmente in forma di spray o colliri, con due rimedi naturali che vengono dal mondo vegetale: <span style="color: red;"><a style="" class="" name="" id="" title="Rosa canina" target="_blank" href="http://www.ilverdemondodigaia.net/index.php?module=subjects&amp;func=viewpage&amp;pageid=173">Rosa canina</a> e <a style="" class="" name="" id="" title="Ribes nigrum" target="_blank" href="http://www.ilverdemondodigaia.net/index.php?module=subjects&amp;func=viewpage&amp;pageid=172">Ribes nigrum</a>, </span>in particolare in forma di gemmoderivato, in quanto le gemme sono particolarmente ricche in principi attivi</font>
</p>
<p style="background-color: rgb(255, 255, 204);" align="justify">&nbsp;<font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2"><a href="http://www.ilverdemondodigaia.net/index.php?module=subjects&amp;func=viewpage&amp;pageid=173"><font style="background-color: rgb(255, 255, 255);" color="#cc0000"><strong>La Rosa canina</strong></font></a> è ricca nei suoi piccoli frutti di Vitamina C. Sembra addirittura essere la sorgente naturale principale di questa vitamina, presente in quantità fino a 100 volte superiore a quella degli agrumi tradizionali, e per questo utile per contribuire al rafforzamento delle difese immunitarie. Ma quello che è particolarmente interessante è che, oltre alle proprietà più note (antistress, antiossidante, favorisce l’assorbimento del ferro alimentare, controlla il livello di colesterolo, favorisce la rigenerazione dei tessuti), la Vitamina C è anche un antistaminico naturale. Inoltre favorisce l’azione del cortisone naturalmente prodotto dal nostro organismo.</font>
</p>
<p style="background-color: rgb(255, 255, 204);" align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">L’associazione con il Ribes nigrum è dunque perfetta, in quanto il Ribes ha una azione cortison-like, non nel senso che svolge funzioni simili a quelle sostenute da questa molecola, ma nel senso che stimola le surrenali a produrne da se!</font>
</p>
<p style="background-color: rgb(255, 255, 204);" align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Con il <a style="" class="" name="" id="" title="&lt;font color=&quot;#cc0000&quot;&gt;&lt;strong&gt;ribes nigrum&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;" target="_blank" href="http://www.ilverdemondodigaia.net/index.php?module=subjects&amp;func=viewpage&amp;pageid=172"><font color="#cc0000"><strong>ribes nigrum</strong></font></a>, quindi, il pericolo di “soppressione surrenalica” non è semplicemente scongiurato, ma assolutamente impossibile che si verifichi, in quanto il suo ruolo è proprio quello di stimolare le surrenali a funzionare.</font>
</p>
<p style="background-color: rgb(255, 255, 204);" align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Ovviamente non ci si vuole sostituire al parere del medico, ma se stiamo per recarci in farmacia, ad autoprescriverci un farmaco da banco, fermarci a riflettere un attimo e magari scegliere una via più “naturale” potrebbe non essere poi una cattiva scelta, no?</font>
</p>
<p align="right"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">dott.ssa Maria Genovese</font>
</p>
<p align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2"></font>&nbsp;
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<p align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2"></font>&nbsp;
</p>]]></description>
<pubDate>Tue, 15 Apr 2008 20:58:23 +0200</pubDate>
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<title>Cellulite</title>
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<br /> ]]></description>
<pubDate>Tue, 15 Apr 2008 00:10:43 +0200</pubDate>
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<title>ADHD un aiuto naturale  </title>
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<description><![CDATA[ <font size="6"><font color="#ff0000" face="Verdana">&nbsp;</font><b><font color="#cc0000" face="verdana,arial,helvetica,sans-serif">ADHD</font></b></font><font face="Verdana" size="5"> </font><font color="#009900" face="Verdana" size="4">un aiuto naturale&nbsp; </font><font style="font-size: 8pt;" face="Verdana">
<p align="center">
  <img style="width: 225px; height: 224px;" alt="" src="upload/images/ADHD.jpg" align="bottom" border="0" height="493" hspace="5" vspace="5" width="207" />&nbsp;
</p></font><font face="Verdana" size="2">
<p dir="ltr" align="justify"><i>Di norma quando si intende curare una patologia, si studiano le varie cause che la determinano: se ne studiano gli organi interessati, le vie metaboliche coinvolte, i meccanismi che la scatenano e quelle che la possono fermare. Qualche volta, però, in mancanza di meglio ci si limita a curarne i sintomi, lasciando latente tutto quanto li abbia potuti far nascere. In ogni caso sulla base di questi studi si utilizzano i rimedi il cui meccanismo di azione interferisca con le cause o con i loro sintomi, inibendoli.</i> Un fattore che difficilmente viene preso in considerazione è quello alimentare, chiamato in causa quasi esclusivamente per quei disturbi in cui risulti direttamente coinvolto... dimenticando che quanto noi assumiamo (o non assumiamo) con la nostra alimentazione, ci fornisce quei mattoncini che costruiscono il nostro corpo, che prendono parte ai processi metabolici, che fanno funzionare i nostri organi ed apparati.
</p>
<p dir="ltr" align="justify"><u>La filosofia che impera è che introducendo dall'esterno le giuste molecole nei giusti dosaggi il problema si affronta e si supera... e così si fa sempre ricorso ai farmaci.</u>
</p>
<p dir="ltr" align="justify"><font color="#ff0000">A questa logica non sfugge neanche l'ormai tristemente famoso Disturbo da Deficit dell'Attenzione ed Iperattività, meglio noto come <b>ADHD.</b></font> In molti casi, il tentativo di guardare ad altro che non sia la classica pillola è accolto dal mondo scientifico con sospetto, quasi fosse antiscientifico parlare di alimentazione, o di principi attivi vegatali: non ci sono mai evidenze scientifice sufficienti, e quando qualcuna salta alla ribalta delle cronache immediatamente nascono fior fior di riceche che dimostrano esattamente il contrario. Come se la scientificità fosse appannaggio unico della farmacologia. Abbiamo parlato di questo con il <b>dr. Maurizio Bonati</b>, <u>del Dipartimento per la Salute Materno Infantile dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, di Milano</u>: in realtà si è trattato di un’unica domanda piuttosto articolata, che nasce spontanea ogni qualvolta ci imbattiamo nell’ipotesi di soluzioni di diverse e naturali, rispetto al farmaco.
</p>
<p dir="ltr" align="justify">“<b>Gaia</b>”. Esistono in letteratura diversi lavori, pubblicati anche su riviste di provata serietà, come il Lancet, un po’ la bibbia per il mondo scientifico, che percorrono strade diverse dal <u><font color="#ff0000">metilfenidato</font> </u>(Ritalin) come plausibili alternative per la cura dell’ADHD. Studi che portano all’integrazione alimentare con omega 3, ad esempio, oppure alla somministrazione accoppiata di <a href="http://www.ilverdemondodigaia.net/index.php?module=subjects&amp;func=viewpage&amp;pageid=154"><b>Ginkgo biloba e Ginseng,</b></a> che stimolano e tonificano il cervello e ne acuiscono l’attenzione. Eppure, nonostante si tratti di riviste accreditate, questi lavori cadono in genere nel nulla, e difficilmente riescono a raggiungere la rilevanza necessaria perché questo genere di rimedi possa essere preso in considerazione quale alternativa al farmaco.
</p>
<p dir="ltr" align="justify"><font color="#ff0000">Perché non si prendono mai in considerazione simili spunti per avviare una seria ricerca?</font> Non parliamo di omeopatia o di Fiori di Bach, nei quali l’inconsistenza di un principio attivo riconosciuto non consente l’individuazione di un meccanismo di azione su cui basare uno studio serio. Parliamo delle piante medicinali, i cui principi attivi sono noti, e da sempre costituiscono base da cui prendono origine le molecole farmacologiche ad oggi note. Perché questo?
</p>
<p dir="ltr" align="justify">Non esiste curiosità scientifica in merito, non esiste interesse “commerciale”, o come troppi, e troppo poco seriamente, sostenitori del “naturale” ipotizzano, è tutto un complotto della “lobby del farmaco”?
</p>
<p dir="ltr" align="justify"><b>Bonati.</b> […] sia per il farmaco che il “non farmaco” la scelta e il percorso assistenziale si deve basare sulle evidenze, e la cura su quello che risulta essere il “più evidente” terapeutico. Quindi c’è bisogno di produrre evidenze che un approccio (quindi non solo un farmaco) sia “migliore” di un altro, secondo la metodologia oggi ritenuta più accurata. Lei ha citato il lavoro di Lancet, che è un buon lavoro ben fatto, ma che esula da quella che è la condizione standard del percorso diagnostico e terapeutico del contesto quotidiano. […] Alcuni dei meccanismi d’azione postulati per i farmaci utilizzati nell’ADHD rendono ragione che sono i neurotrasmettitori (in particolare dopamina e noradrenalina) ed i rispettivi recettori ad essere coinvolti. Ipotesi che giustificano il loro utilizzo e l’orientamento della ricerca futura. Ripeto, è solo un aspetto, preponderante ma non esclusivo. Ben vengano altre ipotesi, e che queste vengano testate. Come? Non verso il placebo, ma rispetto al trattamento “standard” (e non solo farmacologico). Questo ha anche a che fare con un’altra sfera: quella dei diritti. Il diritto di ricevere il miglior trattamento ritenuto oggi di riferimento. E’ in quest’ottica che la ricerca tutta, e in particolare quella no-profit si dovrebbe orientare. <u>Purtroppo però il farmaco è uno strumento si di terapia e salute, ma anche di mercato… e chi regola o domina il mercato ha più chance” </u> <font color="#0000ff">A questo punto, visto il parere di un luminare come il dott. Bonati su un punto così delicato, forti del fatto che “Purtroppo però il farmaco è uno strumento si di terapia e salute, ma anche di mercato… e chi regola o domina il mercato ha più chance”, vediamo un po’ più da vicino uno di questi studi che propone un alternativa “naturale” al farmaco: la combinazione di <a href="http://www.ilverdemondodigaia.net/index.php?module=subjects&amp;func=viewpage&amp;pageid=154"><b>Ginkgo biloba e Ginseng.</b></a></font> Si tratta di uno pubblicato nel 2001 sul Journal of Psychiatric Neuroscience (2001, Vol. 26, No. 3, 221-8), fornisce una alternativa al Ritalin: in base a questo studio l'ADHD potrebbe (il condizionale è d'obbligo) essere determinato da un insufficiente flusso di sangue alla corteccia prefrontale, area deputata all'elaborazione di movimenti complessi, espressione della personalità e comportamenti sociali adeguati. Data questa ipotesi si è pensato di sperimentare gli effetti che possono avere due antiche erbe di origine orientale: il Gingko biloba ed il Ginseng. Piante queste che agiscono entrambe a livello cerebrale.
</p>
<p dir="ltr" align="justify"><a href="http://www.ilverdemondodigaia.net/index.php?module=subjects&amp;func=viewpage&amp;pageid=383">I<b>l Gingko biloba</b></a> ha una riconosciuta attività vasodilatatrice periferica, ed agisce sul sistema circolatorio determinando l'aumento dell'irrorazione cerebrale e del tono venoso.
</p>
<p dir="ltr" align="justify"><b>Il Ginseng</b> invece, stimola la sintesi proteica del Sistema Nervoso Centrale, favorendo la trasmissione neuronale I ricercatori hanno scelto le due piante partendo dal presupposto che insieme possono incrementare l'afflusso di sangue al cevello, con un meccanismo di azione simile a quello del Ritalin, senza manifestarne però gli effetti collaterali. In questo studio sono stati presi in esame 36 bambini di cui 17 affetti da ADHD: dopo due settimane di trattamento, il 50 % dei bambini ha mostrato un calo dei comportamenti iperattivi, il 56 % ha manifestato un incremento delle abilità cognitive, ed il 64 % si è mostrato meno incline ai comportamenti oppositivi nei confronti di familiari ed insegnanti. Alla quarta settimana il 65 % dei bambini sottoposti al trattamento ha mostrato una netta diminuzione dei comportamenti iperattivo-impulsivi. La conferma di tali risultati era allo studio con l'impiego di placebo... ma ad oggi non ne sono noti i risultati, senza i quali l'evidenza scientifica non può essere considerata tale. Le perplessità di fronte a questa indagine sono legate soprattutto all'interazione del Gingko biloba con altri farmaci: questa pianta infatti va somministrata con cautela in chi assume farmaci anticoagulanti, di cui potenzia l'effetto, e risulta particolarmente pericolosa in associazione con l'aspirina o con altri farmaci ad azione antiaggregante piastrinica. Cautela, daccordo... ed anche giusto! Ma a fronte dei numerosi e noti danni procurati dal Ritalin, perchè non tentare?
</p>
<p dir="ltr" align="justify">Perchè non approfondire queste ricerche, andare avanti, fare un confronto tra i risultati ottenuti con questa combinazione ed il farmaco di elezione? Ne abbiamo parlato con il dotto. Bonati, e adesso sappiamo perché.
</p></font><font style="font-size: 8pt;" face="Verdana">
<p align="left">&nbsp;
</p>
<p align="left">ADHD: soltanto una malattia?&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <a href="http://caccialfotone.wordpress.com/2008/02/23/adhd-soltanto-una-malattia/">http://caccialfotone.wordpress.com/2008/02/23/adhd-soltanto-una-malattia/</a>
</p></font>]]></description>
<pubDate>Mon, 03 Mar 2008 04:46:32 +0100</pubDate>
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